Avvocato quando avvii un impresa

Perché ti serve un avvocato quando avvii un’impresa

By Andrea Morabito, settembre 15, 2015

L’avvocato al principio non lo si contatta mai: troppo caro, c’è sempre un commercialista a fianco dell’aspirante imprenditore.

“Lui fa tutto, mi segue in tutto e poi alla fine mi fa un forfait, così risparmio”, eppure prima o poi l’imprenditore cerca il numero di un avvocato o se lo fa consigliare. Perché?

A cosa serve un avvocato nella fase di creazione di un’impresa? Perché pagare una parcella–un’altra, rispetto a quella, appunto, del commercialista–quando ho già un professionista che “fa tutto”.

L’errore più comune dei neo-imprenditori consiste proprio nel cercare di risparmiare nella fase più delicata dello sviluppo della propria idea commerciale: la nascita, la creazione dell’impresa.

Naturalmente quando avvii un’impresa il denaro è sempre scarso. E la cosa più difficile è decidere per cosa spendere quel poco disponibile. Come proverò a spiegare, spenderne una parte per la consulenza di un avvocato può essere una buona idea. Anche se ovviamente “sono un oste” e il proverbio giustamente ricorda di non chiedere all’oste se il suo vino è buono.

La nascita di un’impresa si compone di almeno due elementi: 1) l’idea commerciale, ossia quello che sarà il “business” della nuova impresa e 2) le modalità per realizzarlo: una ditta individuale, una società, una cooperativa o altro; i contratti, i marchi, i brevetti, ecc..

Se l’idea è l’elemento caratterizzante dell’imprenditore, la modalità per realizzarla spesso necessita di consigli, non solo fiscali.

Ad esempio in relazione alla forma dell’impresa o ai sistemi per proteggere le vostre idee, il vostro progetto, il vostro know-how, o ai contratti da stipulare con clienti e fornitori.

Elementi, questi, che non solo possono garantire un futuro più sereno, ma la possibilità stessa di raccogliere finanziamenti dagli istituti bancari, sempre molto diffidenti in assenza di “garanzie” e “carte” capaci di rassicurarli.

Prima di toccare l’aspetto della “forma” di impresa, pensiamo per un attimo al rischio insito in ogni nuova attività di vedersi copiate le idee, il business o di subire una concorrenza illegittima.

Contratti, marchi, brevetti

Progettare l’attività ed iniziare a pensare a come lanciarla e tutelarla è fondamentale non solo per l’impresa stessa ma, come detto, soprattutto per ottenere i necessari finanziamenti.

Gli istituti di credito debbono e vogliono poter verificare non solo l’idea, ma le modalità con cui si vuole darle vita e come si intende proteggerla.

Il finanziatore non guarda solo alla possibilità di successo del business, ma a come questo si evolverà, e a come l’imprenditore intende prevenire i rischi.

Tutela di marchi, brevetti e predisposizione di contratti “forti” con cui rapportarsi con fornitori e clienti, per ridurre al minimo possibile il rischio di perdite, di “concorrenza sleale” (intesa qui in senso generico) e di mancati guadagni, sono solo alcuni degli aspetti “legali” di vitale importanza sin dal principio.

Ho visto imprese, anche avviate, commissionare a fornitori esterni la creazioni di etichette, applicazioni di marchi su prodotti finiti ed altro senza un contratto che li tutelasse, ma solo con una stretta di mano e dei fax o email indicanti, quantità, prezzo e caratteristiche di produzione. Salvo poi stupirsi che, sul mercato, uscivano prodotti analoghi.

Imprese che non hanno mai pensato di brevettare il prodotto “geniale” della propria attività, con la conseguenza che in poco tempo il mercato era saturo di prodotti analoghi.

Ma c’è di più. Mi sono infatti trovato spesso ad essere chiamato in aziende già avviate per affrontare la gestione dei rapporti con fornitori e clienti e la cosa che mi ha sempre lasciato stupito era vedere, anche qui, la totale assenza di un sistema di “protezione” della propria attività, dei propri crediti.

Al di là della tutela dell’eventuale marchio e/o brevetto e quindi l’utilizzo del sistema delle c.d. “licenze” come poc’anzi accennato, spesso manca del tutto un approccio prudente nel trattare con le controparti.

Una carenza contrattuale ormai rischiosissima in un mondo dove l’insoluto è dietro l’angolo, dove l’inadempimento è all’ordine del giorno, dove innanzi ai Tribunali di mezza Italia fioccano cause meramente strumentali, volte, cioè, ad evitare di pagare o ad eccepire difetti, in realtà inesistenti.

Ebbene, anche in questo caso, un buon contratto può servire, se non ad eliminare del tutto questi rischi, quanto meno a limitarli o comunque a fornire garanzie all’imprenditore accorto.

Penali, clausole risolutorie, garanzie, condizioni e altro: un insieme di strumenti legali che, se utilizzati in maniera intelligente, possono ridurre questi rischi.

Anche in questo ambito, quindi, la consulenza deve essere preventiva. Rivolgersi all’avvocato quando ormai il danno è fatto, serve a poco. Rivolgersi prima, può aiutare l’imprenditore anche ad incamerare qualche euro in più per partire e, a conti fatti, magari la parcella non è poi neanche così onerosa.

Queste frequenti “ingenuità” del neo imprenditore in fin dei conti sono comprensibili. Un imprenditore è per natura una persona ottimista che crede nelle persone. Il suo dare fiducia agli altri è il modo con cui velocizza ciò che fa: le sue interazioni con clienti, fornitori e collaboratori.

E spesso un neo imprenditore vede tutte queste cautele “da avvocato” come inutili pastoie.

Anche se sono un avvocato, la mia frequentazione di numerosi imprenditori, anche di un certo spessore, mi fa apprezzare e comprendere questa loro posizione.

Tuttavia ritengo che un giusto compromesso e un po’ di malizia “da avvocati” possano aiutare l’ottimismo dell’imprenditore a preservarsi meglio e durare più a lungo.

In fondo essere un galantuomo con le spalle coperte da un contratto ben scritto è meglio che essere un galantuomo e basta.

Inoltre un contratto ben scritto ed un possibile futuro cliente che lo sottoscrive, sono il modo più comune per avviare un’attività senza avere grandi mezzi. E all’inizio senza avere neanche l’attività. Salvo poi con quel contratto farsi finanziare da una banca, e con i denari così ottenuti acquistare i mezzi per servire quel cliente.

Si tratta di un modello di fare impresa che è la prassi nel settore delle costruzioni e che è utilizzabile anche in molti altri settori. Ma che richiede la presenza di uno o più buoni avvocati per essere fatto funzionare da un imprenditore in gamba.

Il tipo di impresa

La scelta del tipo di impresa è altrettanto fondamentale e, come abbiamo visto, essa è solitamente fatta insieme ad un commercialista–si spera capace–, il quale giustamente espone all’aspirante imprenditore quelli che sono i vantaggi fiscali o l’agilità nella gestione del bilancio.

Ma ci sono anche altre valutazioni da fare. Ad esempio, la ditta individuale comporta pochissimi passaggi nella fase di creazione, costi minori, ed una grandissima autonomia nello sviluppo del business, ma lascia l’imprenditore completamente “nudo” di fronte al rischio di impresa.

L’imprenditore, di fatto, è l’impresa e la persona fisica segue le sorti della sua attività. Il che significa che se l’impresa accumula debiti, l’imprenditore accumula debiti, con rischi di pignoramenti sulla propria casa, sui propri beni, ecc.

Se da un lato certe tipologie di impresa–le ditte individuali, ma anche le società di persone–possono avere indubbi vantaggi in ordine all’organizzazione del bilancio o per alcuni aspetti fiscali, dall’altro le società di capitali possono garantire uno “scudo” protettivo di una certa consistenza per il patrimonio personale dell’imprenditore.

Viene infatti creata la c.d. “persona giuridica” che incarna il nuovo imprenditore, il quale quindi non consisterà più nella persona fisica (il nostro aspirante), ma nella società stessa.

Ciò significa che i debiti di questa non possono ricadere sul patrimonio della persona fisica, a meno che l’aspirante imprenditore non abbia rilasciato garanzie personali, ad esempio, per ottenere finanziamenti.

Anche in questo caso, molto frequente in risposta alle richieste delle Banche, tuttavia solo il creditore garantito (la Banca appunto) potrà rifarsi sul patrimonio della persona fisica. Mentre gli eventuali altri creditori dovranno scontrarsi contro lo scudo della società di capitali.

Come si può vedere, anche la “semplice” scelta di come partire, necessita di una consulenza legale attenta.

Che servirà anche per muoversi nel guazzabuglio normativo in cui l’aspirante imprenditore dovrà immergersi da lì a poco. Vediamo qualche esempio.

Ricordate la famosa “626”, ossia la legge che introduceva le norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro? Esiste ancora ed ha solo “cambiato” nome: oggi la normativa è contenuta nel d.lgs. 81/2008 che prevede tutta una serie di prescrizioni che abbracciano le più svariate attività imprenditoriali.

Certo, ormai ci sono società che si sono specializzate in questa materia, tuttavia, quest’ambito rimane e continuerà a rimanere uno dei più intricati aspetti normativi dell’ambito imprenditoriale, dove la presenza di un avvocato nella predisposizione, ad esempio, del documento di valutazione rischi o altro, può essere molto utile.

Oppure il famigerato d.lgs. 231/2007. Ormai da qualche anno lo Stato italiano ha previsto un sistema sanzionatorio che colpisce le persone giuridiche (S.r.l., S.p.a., ecc.) laddove gli amministratori di queste società cagionino, avvalendosi delle stesse strutture societarie ed a vantaggio delle stesse società, dei reati di varia natura.

Le sanzioni per le società sono molto pesanti e per evitarle è necessario che ogni impresa adotti un corretto modello organizzativo e predisponga un sistema di autocontrollo efficiente.

Ebbene, le società che hanno adottato questo modello organizzativo ancora oggi sono pochissime, mentre però sempre più numerosi sono i casi in cui, appunto, proprio le società vengono rinviate a giudizio.

Anche in questo caso, si tratta di una attività che se fatta all’inizio consente di limitare i costi e garantire tranquillità all’impresa.

Questi sono solo alcuni dei problemi di natura squisitamente legale che ogni bravo aspirante imprenditore dovrebbe affrontare con l’aiuto di professionisti validi e capaci.

Purtroppo la maggioranza delle imprese quando viene avviata instaura rapporti fiduciari di consulenza solo per l’ambito fiscale con il proprio commercialista, delegando a quest’ultimo una consulenza a 360 gradi nella speranza di poter risparmiare i costi di una seconda parcella.

Ritengo invece che, oggi più che mai sia imprescindibile una duplice consulenza.

Il neo-imprenditore dovrebbe instaurare il suo rapporto di consulenza fiduciario, oltre che con un commercialista anche con un buon avvocato fin dagli esordi, proprio nella fase di gestazione dell’idea imprenditoriale e nei primi passi della gestione aziendale. Per ottenere finanziamenti, per proteggere il proprio business ed il proprio patrimonio personale.

Dovremmo cambiare mentalità ed imparare a rivolgersi ad un legale prima che i problemi sorgano, prima che la nostra impresa nasca, per fare in modo che, fin dai primi vagiti, la nostra “creatura” abbia buone speranza di riuscire a crescere nel mondo là fuori.

— Avv. Andrea Morabito

 

Andrea Morabito è avvocato nel foro di Verona; dal 2003 ricopre anche il ruolo di Vice Procuratore Onorario presso la Procura della Repubblica di Vicenza.

 

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