Costruire culle in legno oggi

Costruire culle in legno, oggi

By Sergio Paolazzi, luglio 29, 2015

Qualcosa di inatteso e di italiano, e la descrizione del processo creativo per realizzarlo. Perché per fare impresa serve creatività. E la creatività è una malattia trasmissibile per contatto

Ho da sempre vissuto a contatto con il legno in quanto mio padre aveva una piccola segheria ed ho quindi passato l’infanzia e l’adolescenza tra boschi, tronchi, assi e segatura. Era naturale costruirmi dei giochi con pezzetti di legno e tracciare strade e gallerie sui cumuli di segatura dove giocare con gli amici.

Poi mi sono formato accademicamente prima alla Scuola d’Arte e poi all’Università di Architettura di Venezia. In questo periodo ho lavorato come falegname, come restauratore, come manovale nell’edilizia, come operaio agricolo.

Così ho appreso una serie di conoscenze che mi hanno permesso, nel corso degli anni, di poter svolgere tranquillamente una serie di lavori in auto-costruzione come la ristrutturazione di una baita, la ricostruzione/restauro delle macchine in legno di un mulino, fino alla recente realizzazione del mio nuovo studio professionale.

In un momento particolare della mia vita ho progettato e realizzato questa culla in legno: il binomio scarsità di lavoro + lieto evento, hanno stimolato la creatività, dando vita ad un oggetto di non facile realizzazione e sicuramente unico nel suo genere.

La forma della culla deriva da un fagiolo (seme) con i suoi lineamenti dolci ed arrotondati come può essere il “nido” che accoglie il nascituro nei mesi di gravidanza.

Ai primi disegni abbozzati a mano, è seguita l’elaborazione al computer di un prototipo tridimensionale, necessario per capire come procedere alla realizzazione.

Ho parlato con falegnami ed artigiani del settore per avere qualche dritta, ma non ho trovato le risposte di cui avevo bisogno. Ho tuttavia raccolto alcuni suggerimenti sugli strumenti da utilizzare: avrei dovuto rispolverare una serie di arnesi da scultore che avevo temporaneamente messo in disparte.

Per la costruzione si è reso necessario l’utilizzo di pezzi di legno incollati, non potendo scavare direttamente un incavo in un tronco perché questo non avrebbe garantito la necessaria stabilità.

Per questo prototipo non ho fatto ricorso a sistemi di lavorazione a controllo numerico in quanto volevo creare—per mio figlio—un oggetto frutto della mia manualità.

E’ stato necessario capire come realizzare dei pezzi che in pianta sono originati da quattro curve con tre centri a misura variabile, la cui forma in altezza fosse dettata da una curvatura costante lungo tutto il perimetro. Più difficile da spiegare che da farsi, credetemi!

A questo punto, trovata la soluzione geometrica, è stato necessario capire come procedere con la costruzione vera e propria, evitando un eccessivo scarto di legname (la parte da eliminare per ottenere le forme desiderate) e quindi uno spreco di risorse/materia prima.

Quale il legno giusto?

L’abete: leggero, abbastanza chiaro, lavorabile e facilmente reperibile sul mercato. L’abete è inoltre una delle essenze storiche usate per la costruzione delle culle in tutto l’arco alpino.

Ho chiesto aiuto ad un amico carpentiere che ha caricato la mia auto di pezzi di travi tagliate, troppo corte per essere riutilizzate nel suo laboratorio.

Dai pezzi di trave ho ottenuto delle assi che sono diventate una serie di cornici incollate con disegnate le sagome delle curve. Curve poi tagliate con una sega a nastro ed incollate una sull’altra per dare forma al fagiolo.

Definita la forma grezza, è iniziato il lavoro di sgrossatura con scalpelli, sgorbie e pialletti per passare poi alla levigatura attraverso raspe, lime, smerigliatrice, levigatrice orbitale e manuale.

Finito orgogliosamente l’involucro, il passaggio successivo è stato la costruzione del supporto e del maniglione, sempre in legno di abete.

Come ho visto fare dalla maggior parte delle popolazioni in Asia, Africa e Sud America, volevo che il maniglione consentisse di appendere la culla, facilitandone anche il trasporto . Per costruirlo sono stati piegati a caldo alcuni listelli con venatura omogenea e rettilinea, previa bagnatura, e successivamente incollati tra loro per ottenere la forma desiderata.

Il supporto è dato da un semplice tavolino su ruote formato da due piani sagomati e legati tra loro da quattro sostegni. Il materassino è stato tagliato e cucito su misura ed appoggiato su di una rete in corda di canapa intrecciata (anche se dalla foto non lo vedete).

Alla fine tutto il legno è stato trattato con cera naturale per facilitarne la pulizia.

Una domanda sorgerà sicuramente ai più: ma è funzionale?

La risposta non è per forza sì, ci ha dormito finora un solo bambino e quindi non possiamo fornire statistiche … il numero è irrilevante. Ma è rilevante il fatto che la forma interna, sinuosa e pulita, richiami l’idea di un ventre protettivo. Contenimento e contatto sempre cercato dal piccolo nei primi mesi di vita … a conferma di un passaggio al mondo che si è rivelato davvero materno e protetto.

— Sergio Paolazzi

 

Sergio Paolazzi è architetto libero professionista. Vive e lavora a Riva del Garda, TN. Oltre alla libera professione, ha collaborato alla scrittura della Guida n. 01 della Valle di Cembra “Il sentiero dei vecchi mestieri”; è coordinatore del gruppo di lavoro per la pubblicazione della Guida della Valle di Cembra “La via dell’uva”; ha collaborato con il Coordinamento italiano Alleanza Mondiale per il Paesaggio Terrazzato (ITLA); è stato ideatore, promotore e direttore artistico del festival teatrale “Masi Invisibili”; ha collaborato come autore e curatore al numero monografico 15 della rivista “Sentieri Urbani” edita dalla Sezione Trentina dell’Istituto Nazionale di Urbanistica. Lo potete trovare all’indirizzo: www.1501.it

 

Costruire culle in legno oggi 2

 

 

One Comment

  1. debracuningham ha detto:

    Ben scritto, ero alla ricerca di qualcosa di simile,
    e sono venuto qui, sono felice perché finalmente qualcuno
    scrive sinteticamente e al punto. Seguirò la pagina

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