La trappola laureato, qualificato, disoccupato

La trappola “laureato, qualificato, disoccupato”

By Carlo Massironi, luglio 28, 2015

Idee per uscirne

Hai una laurea, una qualifica, hai spedito i curricola, ma continui ad essere senza soldi e senza lavoro. O peggio hai un “lavoro”, come stagista, come operatore di call center, come venditore di contratti luce-gas, come “volontario”.

Hai anche pensato di andare a Londra, o in Germania, o negli Stati Uniti, o in Australia. Come hanno fatto alcuni tuoi amici.

Non puoi comprare una casa, fare una famiglia, fare un figlio. Perché non te lo puoi permettere.

Il nostro Paese sta buttando via la tua generazione. Non lasciaglielo fare.

Non aspettare che il Governo ti dia una mano. Non ne ha la forza. Potrebbe al massimo non ostacolarti. Ma spesso non riesce a fare nemmeno quello.

Non hai denaro. Ma hai intelligenza e tempo. Sono le tue sole ricchezze.

Fortunatamente sono anche le due materie prime per fare impresa.

Partita IVA vs Impresa

Quando dico fare impresa non voglio che tu pensi ad aprire una partita IVA. Aprire una partita IVA non è fare impresa, è diventare un lavoratore autonomo.

Lavoratori autonomi e dipendenti sono i soggetti su cui grava il maggior peso fiscale.

Quel poco di respiro fiscale che il governo può concedere, sensatamente, lo concede a chi crea posti di lavoro anche per altri. Quindi alle imprese.

Il carico fiscale sulle imprese non è per nulla “leggero”. Ma se gestito sensatamente almeno ti può consentire di crescere.

Come lavoratore autonomo: fatturi, hai un utile, vieni tassato e, solo dopo essere stato tassato, puoi impiegare il tuo denaro per crescere.

Se fai impresa invece: fatturi, —investi per crescere—, hai un utile e, solo a quel punto, vieni tassato.

E’ la ragione per cui i dipendenti e i lavoratori autonomi spendono ogni giorno sino all’ultima goccia di sudore, ma a fine anno, dopo aver pagato le tasse, per lo più rimangono con un pugno di mosche in mano. E con quel pugno di mosche, non riescono a crescere.

Mentre facendo impresa hai la possibilità di investire per crescere prima di venire tassato.

Capire e padroneggiare il processo non è semplice. Ma una volta che sai in che direzione metterti a studiare, almeno non sei più paralizzato, in trappola.

Denaro vs Intelligenza e Tempo

Per fare impresa NON serve il denaro. Non è una affermazione provocatoria. Nessun imprenditore del passato e del presente ha iniziato avendo tutto il denaro che gli sarebbe servito.

Praticamente sempre gli imprenditori iniziano facendo le cose con il denaro di altri. Delle banche, dei soci.

In primo luogo l’imprenditore è una persona che ha imparato come procurarsi il denaro di altri per fare le cose.

Inizialmente devi lavorare su questa abilità. Magari frequentando un corso sulla vendita, o scegliendo un lavoro temporaneo dove puoi imparare a vendere, e imparando a parlare in pubblico. Se sei già portato tanto meglio. Ma se non lo sei sappi che puoi imparare.

La differenza tra una partita IVA e un’impresa di solito sta qui. Per produrre e vendere i propri prodotti o servizi un lavoratore autonomo ha bisogno di pochi mezzi iniziali. Ha bisogno di poco capitale iniziale. Spesso gli sono sufficienti i suoi risparmi personali.

Fare impresa è voler produrre un prodotto o un servizio più complesso. E per farlo hai bisogno di macchinari, dipendenti, organizzazione. Devi “montare una macchina più complessa”.

Inoltre chi ha una partita IVA impiega il suo tempo a “fare il lavoro”, mentre un imprenditore impiega il suo tempo a montare il “sistema”, la macchina complessa, che a sua volta “fa il lavoro”. Il “sistema” fa un lavoro che un singolo, da solo, non potrebbe fare.

Scherzando dico che fare impresa è un po’ come mettere su un circo. E poi portarlo in tournée.

La paura di costruire una macchina grossa

Molti hanno paura di costruire una macchina così grossa.

Alcuni da piccoli, quando impilavano i cubi delle costruzioni, oltre una certa altezza si fermavano per paura che la costruzione cadesse.
Altri, da piccoli, hanno imparato che i cubi possono sempre cadere, ma con le giuste accortezze si possono costruire torri più alte di quelle degli altri ragazzi.

La paura di indebitarsi

Alcuni anno paura di indebitarsi.

Le paure intorno al denaro le impariamo da piccoli. Ce le insegnano in casa. Ed è per questo che prima che ce ne accorgiamo veniamo “formattati” a usare certi pensieri sul denaro e sulla paura di rimanere senza denaro.

E’ anche per questo che i figli dei ricchi imparano a pensare al denaro e al debito in maniera differente dai figli dei poveri.

Sinteticamente posso dirti che esiste un cattivo debito e un buon debito.

Il cattivo debito è quello che fai per comperare un TV al plasma, un’automobile più grossa, una casa più grossa, o per pagarti una vacanza, o peggio una festa di matrimonio hollywoodiana che altrimenti non potresti permetterti.

Il buon debito è quello che fai per acquistare mezzi con cui produrre beni e servizi da vendere, con i quali incassare denaro per ripagare il debito.
Le cose possono andarti male, ovviamente. Ma almeno questo era dall’inizio un debito sensato: un debito per acquisire mezzi che generano entrate.

Chiediti se hai paura di indebitarti—per fare impresa—perché hai imparato giustamente a temere il cattivo debito e non conosci la differenza tra buon debito e cattivo debito.

Magari hai esperienza diretta di persone finite molto male per il debito. Quante di loro avevano contratto cattivo debito e quante di loro avevano contratto buon debito?

Vale anche per gli Stati. Stati come la Grecia o l’Italia sono nei guai perché hanno contratto (hanno accettato/scelto di contrarre) cattivo debito per pagare interessi che non erano più in grado di pagare. Non per investire il denaro in infrastrutture capaci di far crescere la loro economia.

Una società ‘capital intensive’

Noi viviamo in una società “capital intensive” (ad alto impiego di capitale), in cui la tecnologia ci consente di fare cose che nel passato non si poteva nemmeno immaginare di fare.

Oggi possiamo comperare un macchinario, trovare un dipendente, gestire il fido con la banca e portare un nuovo prodotto sul mercato.

Per farlo di solito non basta il denaro (il capitale) che siamo in grado di accumulare da soli. Nemmeno se siamo molto parsimoniosi.
Per farlo abbiamo bisogno di qualcuno che raccolga il risparmio di molti e ce lo metta a disposizione.

Siamo una società capital intensive. Per produrre le cose più belle della nostra civiltà abbiamo bisogno di molto capitale. Più di quello che un singolo può accumulare da solo. Per questo la società industriale che ci ha preceduto e quella post industriale in cui viviamo hanno avuto e hanno bisogno del sistema bancario.

Un sistema bancario che funziona consente agli imprenditori, che hanno l’intelligenza e il tempo, di trovare il capitale per produrre le cose meravigliose del nostro tempo (ok, anche per produrre le cose terribili del nostro tempo, ma questa è un’altra storia).

Passo dopo passo

Per fare impresa devi individuare un bisogno, una clientela. Poi devi immaginare un sistema per servire quel bisogno. Devi mettere insieme un disegno di quel sistema di “ingranaggi”, della “macchina” che dovrai montare. Poi devi incominciare a cercare le figure chiave che costituiranno quel sistema. Non le puoi assumere subito, ma averle sotto mano aumenta la possibilità che ti finanzino.

Le banche e i soci finanziano solo gli imprenditori che hanno un sistema, una macchina “quasi pronta”, per servire una clientela plausibilmente esistente e plausibilmente desiderosa di quel prodotto o servizio.

A quel punto devi iniziare a “vendere” la tua “macchina-quasi-montata”. Devi iniziare a venderla appunto a banche e potenziali soci.

Quando il tempo si dilata

Spero di averti convinto che per fare impresa non serve denaro. Servono intelligenza e tempo.

Oltre all’intelligenza il tempo è l’altro ingrediente chiave.

Fare le cose, montare la macchina, cercare le persone giuste, cercare i finanziatori, cercare i clienti, etc. richiede molto tempo.

Non hai neanche idea di quanto tempo occorra.

O meglio, la questione è anche psicologica: quando all’inizio “niente funziona”, “non si muove niente”, “non ne va una per il verso giusto”, ti potrà sembrare che il tempo si dilati. Ti potrà sembrare di non fare progressi per un tempo incredibilmente lungo.
Ed è in questa fase che molti imprenditori inesperti mollano.

Poi quando le cose cominciano a funzionare ti ci vorrà altro tempo. Generalmente un’impresa richiede 2-3 anni per alzarsi da terra e altri 7-8 per arrivare ripagarti della fatica che metterla in piedi comporta.

Inizia ad imparare come fare impresa

Per fare impresa hai bisogno di intelligenza e tempo. E di studio. Devi iniziare a volere fare impresa. Ad interessarti a chi fa impresa. A come si fa a fare impresa.

Devi capire in che area fare impresa. Io ti suggerisco di focalizzarti sull’export (fisico o via internet) o sul turismo, in modo da essere meno dipendente dalle dinamiche economiche interne al nostro Paese.

E’ un processo di apprendimento. Ma forse vale la pena che tu lo inizi.

Dispiace dirlo, ma il Paese in cui vivi non si prenderà cura di te.

Ma forse puoi mettere la tua intelligenza e il tuo tempo in una impresa capace di migliorare la vita dei tuoi dipendenti e dei tuoi clienti. E magari, col tempo, anche capace di migliorare il Paese in cui viviamo.

Coraggio.

 

 

One Comment

  1. Gianluca ha detto:

    Capisco che debba generalizzare, ma la partita iva ha gli stessi problemi dell’impresa se così agisce per legge. Mi spiego: il libero professionista che per legge non può essere altro (il geometra nel mio caso) può essere ciò che lei scrive o un’attività di impresa se come me si è trovato a gestire 10 professionisti che lavorano per lui.
    Io ho investito tutti i soldi risparmiati nel servizio di leva (ho fatto 6 mesi di vespri siciliani) per aprire la partita iva il giorno dopo il congedo. Dopo 4 anni ho rilevato uno studio avviato con dei colleghi facendo le cambiali. Dopo 6 anni ho aperto uno studio mio.
    Ho fatto corsi di comunicazione perché io vendo la mia professionalità e come mi hanno insegnato tutti sono capaci a fare il mio lavoro, il difficile è saper far capire che lo sai fare meglio.
    Le imprese hanno bisogno di professionisti che le sappiano accompagnare nel raggiungimento dei loro obbiettivi perché tardare mesi o settimane può mettere in dubbio il loro business plan.
    Quindi per fare la partita iva seriamente (e non un lavoro dipendente camuffato) hai bisogno di una visione d’impresa

What do you think?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *