Netural Talk

Fare impresa tra i Sassi di Matera

By Mariella Stella, novembre 17, 2015

L’Italia che non si arrende passa anche per Matera, e ci racconta l’importanza di sbagliare quando provi a fare impresa

Questa è un storia di emozionanti fallimenti e cambi di rotta ed è una storia di comunità che cambiano a partire da sè, senza aspettarsi che qualcuno lo faccia per loro.

Matera

Vi racconto Casa Netural, l’ “Incubatore di sogni professionali” che nasce a Matera da un’idea semplice, eppure rivoluzionaria, aiutare le persone a realizzare i loro sogni di lavoro, attivandosi in prima persona, senza aspettare qualcun’altro per farlo.

Nasce a Matera, a Sud, lontano dal vociare delle grandi città, dove tutto sembra a portata di mano (spesso anche la solitudine), e nasce ripartendo da una grande tradizione, quella delle relazioni: un elemento fondamentale di coesione sociale fino a qualche decennio fa e oggi spesso “fuori moda”.

Abbiamo deciso di partire nel 2012 in una casa dei Sassi, facendola diventare il primo coworking rurale d’Italia, un luogo di conoscenza, scambio e aggregazione in cui persone con competenze, conoscenze e storie diverse potessero incontrarsi per cominciare a ragionare su cosa fare da grandi, anche se grandi lo erano già.

Incubatore di sogni

Incubatore di sogni e non di impresa, perchè non intendiamo lavorare sui grandi numeri del mondo imprenditoriale, ci piace partire dal piccolo, anche dal singolo che sa fare qualcosa e vuole farne il suo lavoro. E poi magari, dopo un po’ diventa una grande azienda, perché no. Ma noi vogliamo prenderci cura del primo step, dell’emozione della partenza, con tutte le sue difficoltà ed errori.

Il principio fondamentale di Casa Netural è quello che se hai un sogno professionale devi innanzitutto scriverlo e raccontarlo, condividerlo con più persone possibile per creare un team di gente che magari ha anche voglia di affiancarti e farlo crescere insieme alla community e alle reti di Casa Netural testandone il prototipo.

La corsa ai fondi

Lungo il percorso che porta dal sogno al prototipo, però, non incoraggiamo le persone a cercare fondi o finanziamenti, ma ragioniamo sul possibile modello economico per un progetto di lavoro che parta autosostenibile economicamente.

Pensiamo che, troppo spesso, la corsa ai fondi distragga le persone dai loro progetti di lavoro e che alla fine “droghi” il processo. Conosco molte realtà che hanno chiuso il giorno dopo la fine dei fondi.

Prima bisogna costruire un progetto che sta in piedi da solo, poi viene tutto il resto, compresa la ricerca dei fondi.

Costruire prototipi e testarli

Il momento del prototipo è davvero prezioso, perchè spesso si sperimenta il fallimento, ed il fallimento è la cosa migliore che si possa testare. Sbagliare ad aver considerato i clienti, i costi o l’organizzazione è assolutamente fisiologico, infatti, rappresenta un momento di valutazione essenziale per prendere le misure a quello che stiamo facendo. Solo così sarà possibile costruire un modello solido di progetto, tanto da farlo diventare il nostro lavoro.

Il modello dell’incubatore di sogni è uno degli esperimenti più interessanti che abbiamo avviato, soprattutto perchè ci ha consentito di toccare con  mano le difficoltà reali che incontrano la maggior parte delle persone che perdono un lavoro o che ne sono alla ricerca.

Sognare il proprio lavoro

Il cambio di paradigma è secondo noi innanzitutto ritornare a sognare il proprio lavoro, un istinto naturale che nel tempo è stato inibito dalla cultura del “basta che tu prenda uno stipendio garantito a fine mese”.

Fasi

Attraverso l’Incubatore di sogni professionali costruiamo un percorso di reinserimento lavorativo che è graduale. Prima guidiamo le persone nella stesura scritta del loro progetto professionale e poi spingiamo perchè lo condividano con più persone possibili, infine le aiutiamo a creare un prototipo di progetto e a renderlo economicamente sostenibile.

Fortunatamente ogni fase presenta le sue difficoltà e proprio le difficoltà attivano tutta una serie di risorse personali spesso sopite, che aiutano chi porta avanti il suo progetto professionale a farlo ancora più suo. Tuttavia ogni fase può diventare anche un momento di disorientamento e innescare una serie di dinamiche che, invece, finiscono per fermare il “sognatore” in partenza.

Stop improvvisi

Nel tempo ci siamo chiesti il perchè di questi stop improvvisi e ci siamo resi conto che non basta che chi sogna trovi il coraggio di buttarsi, spesso il contesto familiare e sociale giocano un ruolo determinante nella motivazione personale e nella scelta di continuare a stare nel percorso.

Purtroppo, complice una certa cultura “del posto fisso”, genitori, amici, parenti, spingono perchè si prediliga comunque uno stipendio assicurato a fine mese rispetto alla scommessa di un lavoro auto-determinato e non sempre il “sognatore” ha la forza di sostenere le pressioni.

Motivazione

Ma abbiamo verificato concretamente che è proprio in questo tipo di situazioni che la motivazione e il fatto di avere una rete di protezione attorno, offerta appunto dall’Incubatore e dalla rete di persone coinvolte, può fare la differenza. Coltivare la motivazione è alla base dei passi successivi. Perciò il momento della definizione del prototipo, anche dal punto di vista economico, è fondamentale.

Ed è il momento in cui il fallimento è più facile che si verifichi, per fortuna, perchè rappresenta un’occasione unica e privilegiata per prendere le misure del nostro progetto prima di dargli una forma imprenditoriale completa.

Sbucciarsi le ginocchia

Al di là di tutte le grandi teorie rispetto alla nascita delle nuove imprese infatti, riteniamo che la concreta messa in atto del progetto anche con il team costituito lungo la strada, sia un passaggio irrinunciabile per costruire davvero il lavoro dei propri sogni.

Inoltre, senza un test non potremo nemmeno verificare che l’affiatamento del team funzioni, che le risorse previste siano adeguate, che il progetto sia in grado di intercettare una clientela, etc.

Niente panico, dunque, non tutto andrà per il verso giusto per fortuna, perchè potremo rivedere anche il percorso, il design del progetto e le strategie.

Mai da soli

L’unico vero ingrediente da non perdere mai di vista deve essere però il senso della condivisione e del fare insieme: sbagliare insieme, cambiare insieme e soprattutto mettersi in gioco insieme, per darsi forza rispetto agli ostacoli anche culturali che si incontreranno e per sentirsi in prima linea senza troppa paura.

Sappiamo che buttarsi dà sempre una vertigine ma è anche vero che solo provandoci potremo davvero sapere se i sogni si possono realizzare o no.

Netural Talk

E se non siete ancora sicuri che le cose possano stare anche così, chiedetelo ad esempio a Mariateresa Paolicelli, arrivata a Casa Netural due anni fa con la voglia di realizzare un sogno di lavoro ancora senza modelli preesistenti.

Mariateresa, laureata in lingue, desiderava mettere in piedi una scuola d’inglese fuori dal comune, in cui fosse possibile insegnare le lingue straniere giocando.

Scoraggiata su molti fronti, da amici e familiari, Mariateresa ha deciso di provarci fino in fondo, perchè non riusciva davvero ad immaginare un lavoro diverso per lei e perchè voleva portare avanti quello che oggi è lo slogan di tutto il suo progetto: fun is learning, learning is fun!

A Casa Netural, allora, abbiamo incubato il suo sogno professionale con passione, insieme, credendoci tutti, non solo Mariateresa, che ha prototipato, sbagliato strada, si è rialzata e ha riprogrammato, e alla fine è riuscita oggi a far diventare il suo sogno un vero lavoro: Netural Talk e a fare di Casa Netural la “sua casa” e la sede della sua attività.

La trovate al primo piano, Sala Corsi, se verrete a trovarci, questa storia potrete ascoltarla direttamente da lei. Non potete sbagliarvi, è quella nella foto qui sopra.

— Mariella Stella

 

Mariella Stella è cofondatrice e vice presidente dell’associazione Casa Netural, Matera.

 

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